Marzo 7th, 2006
articolo tratto dalla presentazione del 1° Convegno Nazionale IGIIC:
Il primo convegno del gruppo italiano dell’IIC (International Institute of Conservation) costituisce un appuntamento annuale che si ripeterà in localizzazioni diverse nelle varie regioni d’Italia per raccogliere l’adesione e l’esperienza delle tante realtà speciali del nostro lavoro di restauro, allo scopo di fare il punto della situazione dei raggiungimenti tecnici fino ad oggi effettuati per metterli in comune e scambiare l’esperienza diffusamente.
Il titolo di questo convegno ha proprio questo significato anche se seguiranno convegni mirati ad un tema specifico per ottenere miglior focalizzazione sulle risposte e confrontarsi su un terreno comune ben definito. Non si ha certo oggi la presunzione di esaurire un argomento così vasto, ma soltanto di gettare un sasso nello stagno e verificare le diverse situazioni in cui lavorano i restauratori, le riflessioni scaturite nella pratica quotidiana del restauro, provando a scambiare esperienze con una pluralità di linguaggi e formazioni diverse, tutte accettabili per definizione e da mettere in dialogo per un bene comune, per una presa di coscienza della qualità e delle potenzialità a questo punto di evoluzione della professione.
La professionalità in ogni campo nasce infatti da una visione allargata, che affina la comprensione dei diversi modi di intendere il lavoro, garantendo un repertorio di metodi di intervento e di materiali da utilizzare quanto più vasto possibile, nella rosa di materiali testati e compatibili, per poterli adattare via via a casi particolari.
Questo è lo scopo del convegno, articolato in diverse sezioni sulle operazioni cruciali del lavoro (pulitura, consolidamento, reintegrazione) senza distinzione di oggetti o dipinti o arte contemporanea, diretto ai restauratori che lavorano su diverse tipologie di manufatti, per sollecitare dubbi, rispondere alle richieste e colmare lacune, in un confronto diretto delle diverse figure professionali emergenti, provenienti da contesti differenti e che spesso non si sono mai parlate e neppure incontrate.
Si pensa di stimolare il dibattito sui pro e contro nell’utilizzo di determinati metodi e sulle variabili di applicazione possibili di metodi consolidati, raccogliendo il giudizio dei colleghi e degli scienziati che si pongono dubbi e si pongono domande sulle possibili alternative, partendo da ciò che è stato insegnato a scuola e in bottega, metodi tradizionali che danno tranquillità di operare ma non necessariamente sono i migliori o sono applicati nel migliore dei modi.
Il dibattito si costruisce sull’esperienza personale vissuta e raccontata apertamente, facendo leva sul comune buon senso e buonafede degli operatori che per un momento calano le armi della concorrenza e del segreto professionale. E’ necessaria una sincera tolleranza degli approcci operativi diversi, sia tecnici che teorici, e se ciascuno dà spazio al punto di vista dell’altro ci si troverà fianco a fianco ad apprezzare i risultati più riusciti, a criticare i percorsi e i metodi di applicazione, a valutare la compatibilità dei materiali, portando la nostra professione ad una entusiasmante verifica verso un rinnovamento che si fonda soprattutto sulla consapevolezza.
Inevitabilmente non si potranno toccare tutti i problemi, ma l’importante è incominciare, instillare il dubbio e venir arricchiti dalle esperienze degli altri, sapere che è possibile chiedere e ricevere perché siamo tutti in uno stesso contesto e abbiamo bisogno di uno scambio allargato per la nostra professionalità.
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